Colpi di sole e colpi di calore rappresentano due rischi differenti, spesso confusi tra loro, cui si è esposti durante le escursioni in quota condotte nei mesi estivi. In particolare in giornate roventi e lungo itinerari scoperti da vegetazione. Due condizioni patologiche che possono rivelarsi fatali se non trattate nell’immediato, che è dunque bene conoscere. Per comprendere di cosa si tratti partiamo col contestualizzare tali rischi, strettamente legati alle cosiddette ondate di calore.
Per definizione, una ondata di calore è una sequenza di giorni caratterizzati da condizioni estreme in cui si registrano, in maniera consecutiva, temperature molto elevate rispetto alla media della stagione. Rappresentano un fenomeno caratteristico dell’estate, che non risparmia neanche le nostre amate montagne. Mentre la colonnina di mercurio raggiunge nelle città di pianura temperature difficilmente sostenibili a lungo dal nostro corpo, in montagna, dove solitamente cerchiamo frescura, il cosiddetto zero termico (l’altitudine alla quale la temperatura nella libera atmosfera è pari a 0°C) schizza irrimediabilmente ben oltre la cima delle vette più alte della Penisola.
Come riporta il Ministero della Salute, le ondate di calore rappresentano una condizione rischiosa per la salute della popolazione, sia a riposo che, a maggior ragione, nel corso dello svolgimento di attività fisica che determini un ulteriore riscaldamento del nostro corpo. Fatta tale premessa, andiamo a scoprire nel dettaglio cosa siano i colpi di sole e di calore.
Cosa sono i colpi di sole e di calore?
Il colpo di sole è anche noto come insolazione ed è causato da una esposizione diretta del corpo alle radiazioni solari, dunque senza adeguate protezioni. Le conseguenze vanno da eritemi, arrossamento degli occhi, sintomi neurologici legati al surriscaldamento della scatola cranica, dunque nausea, vomito, vertigini.
Il colpo di calore si verifica invece quando, in giornate afose, dunque calde, molto umide e con ventilazione assente o quasi, il nostro sistema di termoregolazione va in tilt. Durante una attività fisica, come una escursione, per mantenere entro la norma dei 36-37°C la nostra temperatura corporea, iniziamo a sudare. Il sudore evapora ed ecco che sudiamo ancora. Questo meccanismo ci consente di disperdere calore.
Se l’evaporazione è impedita, per la presenza di alti gradi di umidità e bassa ventilazione, il meccanismo si blocca e la nostra temperatura corporea inizia a salire, superando anche i 40°C. La conseguenza è una vasodilatazione periferica che determina una riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello e agli organi vitali, dunque una serie di sintomi che vanno dalla febbre alta e improvvisa al respiro affannoso e tachicardia, edema, debolezza, nausea, vomito e vertigini.
Sia nel caso di colpi di sole che di calore, è bene intervenire prima che i sintomi peggiorino, in quanto la persona può anche andare incontro ad arresto cardiaco, convulsioni, coma e morte. Ai primi sintomi compatibili con un colpo di sole o calore è bene accompagnare la persona in un ambiente più fresco e ventilato, allertare il servizio di emergenza e cercare di raffreddare il corpo con impacchi freschi, evitando il ghiaccio, o somministrando bicchierini di acqua.
Come evitare colpi di sole e di calore
Cosa è bene fare quando le previsioni meteo preannunciano giornate roventi, per evitare colpi di sole e calore? La scelta più semplice potrebbe essere di restare a casa, o salire sì in quota ma starsene buoni nell’ombra dei boschi, senza grandi sforzi. Un suggerimento decisamente difficile da seguire quando, all’arrivo dell’estate, la voglia di escursioni torna a farsi sentire in maniera potente. Vediamo allora come è opportuno prepararsi a una escursione per limitare i rischi sopra descritti. Cosa è bene non dimenticare mai a casa e quali sono gli errori da evitare.

Escursione estiva
Per non incorrere in colpi di sole e/o di calore è bene partire dal giusto abbigliamento. L’istinto ci direbbe di vestirci il meno possibile, optando per pantaloncini e una t-shirt o una canotta traspirante (caratteristica essenziale) ma è importante valutare il percorso che andremo ad affrontare, la stagione in cui ci troviamo e la quota che raggiungeremo.
In merito al primo punto, potremmo ritrovarci a dover attraversare tratti caratterizzati da erba alta, in tal caso il pantalone lungo può risultare di grande aiuto per evitare irritazioni (es. da ortica) e proteggerci dalle zecche. Una buona soluzione è rappresentata dai pantaloni modulabili. Secondo punto: in estate il meteo in montagna può subire cambi repentini, e non sono da escludersi temporali improvvisi anche nel corso della più rovente e apparentemente soleggiata delle giornate. Dunque nello zaino è bene inserire un guscio impermeabile. Terzo punto: la quota. Più è elevata la quota massima che raggiungeremo più il termometro tenderà a scendere. Un pile nello zaino ingombra poco e può sempre tornare utile.
Restando in tema abbigliamento, potremmo essere tentati dall’idea di escludere i classici scarponi da trekking a caviglia alta, optando per un paio a caviglia bassa, per far respirare di più il piede. Tale scelta va ponderata sulla base di quanto sarà impegnativo l’itinerario da affrontare. Stesso discorso vale per i sandali da trekking, “fresca” soluzione per escursioni facili, non idonei su terreno impervio (perfetti in tal caso come ricambio per far respirare il piede al termine dell’escursione).
Dai piedi passiamo alla testa. Essenziale è limitare i rischi di insolazione (che dicevamo essere sinonimo di colpi di sole), dunque ricordiamo di dotarci di un cappellino o di una bandana, in colori preferibilmente chiari. Non possono mancare gli occhiali da sole con protezione UV. Altra protezione necessaria in giornate roventi è la crema solare (portarla nello zaino è buona norma così da poter procedere a riapplicarla, con il sudore si tende infatti a eliminarla in poche ore).
Da non dimenticare assolutamente a casa è l’acqua. Essenziale in giornate calde è evitare la disidratazione. Ma quanta acqua è bene portare sulle spalle? Più di quanta ne porteremmo, lungo il medesimo itinerario, in condizioni meteo non estreme. Orientiamoci sul litro (minimo 0,75 L), se possibile anche di più.